Quasi tutti l’abbiamo vissuto almeno una volta: un calice di vino, magari nemmeno abbondante, e poche ore dopo un mal di testa fastidioso, a volte perfino debilitante. Non ci riferiamo ai postumi da eccesso alcolico, ma a quel malessere che può colpire anche dopo una semplice degustazione.
La scienza da tempo si interroga su questo fenomeno, complicato e spesso frainteso, perché succede? E soprattutto: è davvero colpa del vino?
Cefalea, emicrania o semplice mal di testa?

Prima di cercare un colpevole nel calice, conviene chiarire un aspetto terminologico. “Mal di testa” è un’espressione generica, usata per descrivere qualsiasi dolore al capo. I medici, però, parlano di cefalea, che si suddivide in oltre cento varianti.
Le principali si distinguono in cefalee primarie — originate da fattori esterni — e cefalee secondarie, cioè sintomo di altre patologie. L’emicrania è la più nota tra quelle primarie ed è spesso scatenata da stimoli alimentari, chimici, ambientali. Il vino rientra tra questi, ma non per l’alcol in sé: esistono persone che sviluppano una crisi emicranica anche con un solo sorso.
Cosa contiene il vino che può farci stare male

Per capire meglio, bisogna entrare nel contenuto del vino, una matrice complessa fatta di sostanze naturali e, in alcuni casi, aggiunte durante la vinificazione. Alcune di queste possono teoricamenteprovocare mal di testa in soggetti predisposti.
Parliamo di composti provenienti dalle bucce, dai vinaccioli, dalla polpa dell’uva, oppure di additivi con funzioni enologiche precise: filtranti, chiarificanti, antiossidanti, stabilizzanti, antisettici.
È evidente che nei vini di qualità inferiore, dove il ricorso a queste sostanze è più massiccio, il rischio può aumentare,
yuttavia, c’è un altro fattore che complica ogni tentativo di generalizzazione, la soggettività. Ogni individuo reagisce in modo diverso.
Per questo la risposta alla domanda “perché mi viene mal di testa dopo il vino?” non può essere univoca.
La scienza ha cercato a lungo un colpevole, e nel tempo ha messo sotto accusa praticamente ogni molecola presente nel vino: tannini, ammine, flavonoidi, solfiti... Nessuno, però, è stato colto in flagrante.
Solfiti: colpevoli o solo sospetti?

Per molti anni i solfiti sono stati gli imputati principali, in particolare nei vini bianchi e negli spumanti, più delicati e quindi più protetti con agenti conservanti, si è ipotizzato un nesso tra anidride solforosa e mal di testa.
Anche perché i solfiti sono classificati come allergeni, e in alcuni individui possono effettivamente causare reazioni come cefalea, arrossamenti, congestione nasale.
Ma è davvero così? Come approfondito anche in questo articolo dedicato ai solfiti nel vino, le evidenze scientifiche sono meno solide di quanto si pensasse.
La maggior parte delle persone non reagisce negativamente ai solfiti alle dosi presenti nel vino, e quando lo fa, spesso si tratta di soggetti asmatici o allergici.
Serve quindi cautela prima di indicare i solfiti come i veri responsabili.
Quercetina, istamina e flavonoidi: i nuovi indiziati

Le ricerche più recenti, invece, stanno spostando l’attenzione su altri composti, uno studio dell’Università della California – Davis, pubblicato su Scientific Reports, ha identificato nella quercetina — un antiossidante presente soprattutto nei vini rossi — un possibile fattore scatenante.
Questa sostanza, combinandosi con l’etanolo, può ostacolare il metabolismo dell’alcol e provocare un accumulo di acetaldeide, una tossina che potrebbe indurre emicrania.
Ma non è l’unica indiziata, anche l’istamina, prodotta durante la fermentazione e presente in maggior quantità nei vini rossi invecchiati in legno, può causare problemi simili.
Anche i flavonoidi, abbondanti nei vegetali e quindi anche nel vino, sono stati osservati per il loro possibile impatto nei soggetti sensibili.
Nessuna di queste sostanze, da sola, è stata dichiarata colpevole con certezza.
Ma l’ipotesi che l’emicrania da vino non dipenda dai solfiti, bensì da un mix di fattori — naturali e individuali — si fa sempre più solida.
Come prevenire il mal di testa da vino?

Non esiste una formula infallibile per evitare il mal di testa da vino, ma alcuni accorgimenti aiutano, bere con moderazione, scegliere vini ben fatti, ascoltare il proprio corpo, evitare il digiuno e mantenersi idratati sono buone abitudini che possono ridurre il rischio, senza rinunciare al piacere di un calice.
A volte è proprio la semplicità dei gesti — un sorso in meno, una cena in più — a fare la differenza.
Un ultimo brindisi… senza mal di testa

In definitiva, il mal di testa da vino non ha un unico colpevole, e forse non lo avrà mai.
La complessitàdella materia e la variabilità individuale rendono difficile ogni semplificazione.
Ma evitare generalizzazioni e conoscere ciò che si beve è già un primo passo, e se invece il tuo mal di testa arriva il giorno dopo… beh, quella è un’altra storia.
Ne parleremo presto, tra prugne giapponesi, zuppe francesi e rimedi improbabili. Promesso.