Per chi si è avvicinato relativamente da poco alla scoperta del vino italiano, comprendere le indicazioni spesso riportate in etichetta non è sempre semplice. Le migliori produzioni dello Stivale possono infatti riportare specifiche sigle, come ad esempio DOC, DOCG e IGT. Queste denominazioni, regolamentate sia a livello italiano ed europeo, garantiscono al consumatore sia la provenienza geografica del vino, che elevati standard qualitativi. Ma cosa significano queste sigle e quali caratteristiche vinicole indicano?
DOC: Denominazione di Origine Controllata

Introdotta in Italia negli anni ‘60, la Denominazione di Origine Controllata (DOC) è una certificazione che tutela i vini prodotti in specifiche aree geografiche, secondo un disciplinare ben definito. Ispirata al sistema francese AOC (Appellation d’Origine Contrôlée), questa denominazione ha lo scopo di valorizzare la tradizione vitivinicola di varie zone di produzione italiana, anche per proteggere i vini da imitazioni o da lavorazioni di bassa qualità.
I vini che ottengono la denominazione DOC sono soggetti, così come già accennato, a un rigoroso disciplinare, affinché ne possa essere garantita:
- l’area geografica di provenienza, ovvero una zona di produzione precisamente delimitata, spesso anche capace di comprendere pochi comuni. Ad esempio, il Prosecco DOC identifica diversi comuni del Veneto, dove da sempre si produce questo vino, ed è protetto da un apposito consorzio;
- i vitigni ammessi, perché in genere si possono utilizzare solo uve tradizionali o tipiche della zona denominata;
- le tecniche di produzione, specificando la resa massima di uva per ettaro, i metodi di coltivazione, di vinificazione e d’invecchiamento;
- le caratteristiche organolettiche, ovvero gli standard di sapore, aroma e colore che il vino deve rispettare, valutate da apposite commissioni di degustazione.
È utile sapere che in Italia esistono più di 300 denominazioni DOC, che coprono una grande vastità di vini: in questo modo, si assicura un perfetto equilibrio tra la qualità certificata del vino e la sua accessibilità, il tutto a tutela sia dei produttori che degli stessi consumatori.
DOCG: Denominazione di Origine Controllata e Garantita

Introdotta negli anni ‘80, la Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG) rappresenta uno dei livelli più elevati per la certificazione dei vini italiani. È infatti riservata ai vini DOC che, per un lasso di tempo di almeno cinque anni, hanno dimostrato di raggiungere livelli di eccellenza e prestigio molto elevati. Oltre a garantire gli elementi già presenti nella denominazione DOC, la DOCG ne testimonia anche la qualità superiore, grazie a controlli ancora più rigorosi.
Anche in questo caso, i vini DOCG sono sottoposti a un rigido disciplinare, in questo caso ancora più restrittivo per accertarne l’elevata qualità. Più nel dettaglio, vengono regolati elementi quali:
- la resa per ettaro, con una produzione di uva più limitata rispetto ad altre denominazioni, per garantire una maggiore concentrazione e qualità;
- l’invecchiamento prolungato, spesso una delle caratteristiche di punta dei vini DOCG, specificando le tempistiche sia per la fase in botte che per quella in bottiglia. Ad esempio, il Brunello di Montalcino DOCG richiede almeno cinque anni d’invecchiamento, di cui due in botte;
- il ricorso a vitigni specifici, come ad esempio uve autoctone obbligatorie, con la definizione di precise percentuali minime;
- le analisi da effettuare, oltre ai controlli standard, con degustazioni obbligatorie da parte di apposite commissioni prima dell’imbottigliamento.
Uno degli elementi distintivi dei vini DOCG è la presenza del contrassegno di Stato, una fascetta numerata che viene applicata sul collo della bottiglia o sulla capsula, per garantire la tracciabilità e l’autenticità del vino. Il sigillo è rilasciato dal Ministero delle Politiche Agricole e, a oggi, sono più di 70 le denominazioni DOCG riconosciute. Un esempio è quello del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene DOCG, che ne garantisce sia l’area di produzione che l’elevata qualità produttiva e organolettica.
IGT: Indicazione Geografica Tipica

Infine, l’Indicazione Geografica Tipica (IGT) è una denominazione più recente, introdotta negli anni ‘90, per garantire una maggiore flessibilità di certificazione, allo scopo di valorizzare vini di qualità, ma prodotti in aree geografiche più ampie o sparse sul territorio nazionale. Tramite questa denominazione, i produttori possono sperimentare vitigni non tradizionali o tecniche innovative, mantenendo comunque saldo il legame con il territorio.
I disciplinari IGT tendono a essere meno restrittivi rispetto a quelli DOC e DOCG, tuttavia comunque identificano:
- l’area geografica, che può essere anche un’intera regione, come ad esempio i vini Toscana IGT;
- le tipologie di vitigno, di solito con almeno l’85% delle uve provenienti dalle zone indicate, seppur con la possibilità di coltivare varietà non autoctone o realizzare combinazioni creative;
- le regole produttive che, come già accennato, possono essere più flessibili in termini di resa, vinificazione e invecchiamento.
A oggi, sono circa 120 le denominazioni IGT riconosciute in Italia, tali da coprire vini di ogni tipo, come rossi, bianchi, rosati, spumanti e passiti.